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Svizzera 2050 — Edifici, energia e adattamento climatico

Immagine del redattore: Joshua Lutz
Joshua Lutz
23 set
Tempo di lettura: 8 min

Una casa non coincide con il suo impianto di riscaldamento. È anche la stanza che si scalda nel pomeriggio, l’ombra che manca davanti a una finestra, una superficie da riparare, lo spazio esterno attraversato dall’acqua. Quando si interviene su un edificio, queste condizioni entrano nello stesso progetto, anche se appartengono a capitoli diversi del preventivo.

Guardare al 2050 significa chiedersi come le decisioni di oggi potranno accompagnare una vita utile lunga. Non serve immaginare un edificio perfetto e immutabile. Serve capire che cosa conservare, quali problemi affrontare insieme e quali possibilità lasciare aperte. La lettura proposta da Bau Lütz parte da qui: edificio, luogo, clima e uso quotidiano vanno considerati prima di scegliere una soluzione.

1. Orizzonti diversi: Agenda 2030 e prospettive 2050

L’Agenda 2030 e le prospettive energetiche al 2050 non sono nomi intercambiabili. L’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, adottata nel 2015, comprende 17 obiettivi e mette in relazione dimensioni ambientali, sociali ed economiche. È una cornice per orientare scelte e responsabilità, non un marchio che certifica automaticamente la qualità di un edificio.

Le Prospettive energetiche 2050+ dell’UFE affrontano un’altra domanda: come sviluppare un sistema energetico compatibile con il saldo netto zero delle emissioni di gas serra nel 2050 e con un approvvigionamento sicuro? Lo scenario ZERO comprende varianti che differiscono per combinazioni tecnologiche e velocità della transizione elettrica. I primi risultati risalgono al 2020, la documentazione approfondita al 2021: non si tratta di una nuova previsione pubblicata nel 2026.

Uno scenario aiuta a confrontare percorsi; non descrive con certezza il futuro di ogni casa e non sostituisce le regole applicabili a un singolo intervento. Confondere questi livelli porta a conclusioni troppo facili: scegliere una tecnologia perché ricorre in uno scenario nazionale non dimostra, da solo, che sia adatta all’edificio considerato.

Per un committente, la conseguenza utile è meno spettacolare e più concreta. Conviene interrogare la durata delle scelte: una distribuzione interna consentirà usi diversi? Una parte dell’involucro potrà essere riparata? Gli spazi necessari a un futuro intervento resteranno accessibili? Queste domande non anticipano una soluzione unica. Rendono esplicito ciò che una decisione può facilitare o rendere più difficile domani.

2. Dal quadro svizzero alle regole del luogo

La scala nazionale non elimina quella cantonale. L’UFE ricorda il ruolo primario dei Cantoni nel settore energetico degli edifici, mentre la Confederazione sostiene e integra l’azione cantonale. Per leggere un progetto concreto occorre quindi passare dagli orientamenti generali agli strumenti effettivamente applicabili nel luogo dell’intervento.

Il 29 agosto 2025 l’EnDK ha adottato la revisione delle prescrizioni modello MuKEn 2025, indicate in italiano come MoPEC. Il punto decisivo è la natura del documento: un modello di riferimento e raccomandazioni per i Cantoni, non una legge edilizia uniforme entrata automaticamente in vigore in tutta la Svizzera.

Approvazione del modello, recepimento nella legislazione cantonale ed entrata in vigore sono passaggi distinti. Per questo una prescrizione letta in una sintesi nazionale non andrebbe trasferita direttamente in un capitolato senza controllarne versione, ambito, decorrenza ed eventuali disposizioni transitorie presso le autorità competenti.

Nella preparazione di un intervento, proponiamo di trasformare il quadro amministrativo in domande precise. Quali verifiche riguardano l’involucro? Quali la sostituzione del generatore o l’integrazione del solare? Ci sono condizioni legate al bene, alla sua tutela o al contesto? Quale procedura riguarda le opere previste, e chi deve predisporre e sottoscrivere gli elaborati necessari?

Il risultato utile non è una graduatoria dei Cantoni né una raccolta indistinta di norme. È una mappa delle condizioni del progetto: ciò che è già accertato, ciò che richiede una verifica e chi ne assume la responsabilità. Le informazioni amministrative diventano così parte del lavoro iniziale, insieme al rilievo e alla comprensione dell’uso, anziché comparire soltanto quando le scelte sono ormai difficili da modificare.

3. Ridurre la domanda e abitare bene d’estate

Ridurre le emissioni e adattarsi agli effetti del clima sono obiettivi collegati, ma non coincidenti. Nella lettura di un edificio, il primo orienta l’attenzione anche verso domanda e fonti energetiche; il secondo chiede come mantenere condizioni d’uso adeguate nelle situazioni climatiche da affrontare. Una scelta non risponde necessariamente a entrambe le domande nella stessa misura.

La guida di SvizzeraEnergia sul surriscaldamento estivo invita a considerare insieme esposizione, superfici vetrate, protezione solare, apporti di calore interni e ventilazione. L’ombra esterna e la possibilità di allontanare calore nelle ore favorevoli appartengono a questo ragionamento, che deve tenere conto anche della luce naturale e degli apporti solari utili in inverno. Non basta dunque aggiungere un singolo dispositivo a una stanza senza comprenderne le condizioni.

Il comfort è anche una questione d’uso

Per tradurre questi principi in un progetto, cominciamo dalle persone e dagli spazi. Quando sono occupate le stanze? Chi può azionare una schermatura? Aprire una finestra di notte è compatibile con rumore, sicurezza e condizioni esterne? Dove sono collocate le attività che richiedono concentrazione o riposo? Sono domande da verificare sul posto, non una diagnosi ricavabile dalla sola fotografia della facciata.

Le alternative diventano più leggibili se vengono confrontate sullo stesso uso previsto. Una soluzione molto articolata, ma difficile da gestire per chi abita, merita una valutazione diversa da una soluzione comprensibile e mantenibile. Il progetto dovrebbe spiegare anche le condizioni necessarie al funzionamento: chi regola, chi controlla e che cosa succede se un elemento non viene utilizzato come previsto.

4. Acqua e suolo: il progetto continua fuori dalla porta

Lo spazio esterno non è soltanto una finitura attorno all’edificio. Lo strumento UFAM per l’adattamento dei Comuni considera, tra le sfide, calore, siccità e precipitazioni intense. Aiuta a riconoscere temi e possibilità d’azione a scala locale; non sostituisce l’esame di un terreno o la verifica di un progetto specifico.

Per un intervento proponiamo una lettura continua, dall’apertura della casa al margine della proprietà. Dove arriva l’acqua? Quali percorsi può seguire? Quali superfici sono impermeabili e quali possibilità di trasformazione meritano un approfondimento? Dove servono ombra e spazi fruibili? Questo primo quadro dovrebbe far emergere le verifiche necessarie, non giustificare una soluzione scelta in anticipo.

Anche le ipotesi di verde, suolo permeabile o gestione delle piogge vanno confrontate con le condizioni reali e con le competenze pertinenti. Occorre sapere quali informazioni mancano, quali vincoli devono essere chiariti e chi seguirà la manutenzione. Una scelta rappresentata bene in pianta resta incompleta se non è chiaro come verrà realizzata, utilizzata e curata.

Il valore progettuale sta nel rendere leggibile il rapporto fra parti: ingresso, percorsi, facciata, spazi aperti e confini. Affrontarli insieme permette almeno di riconoscere i conflitti prima del cantiere e di porre le domande alle persone giuste, senza attribuire a una singola misura benefici che non sono stati verificati.

5. L’esistente come risorsa, non come ostacolo

Il patrimonio costruito contiene già materiali, spazi e lavoro. Prima di decidere che cosa sostituire, vale la pena distinguere ciò che è degradato da ciò che è soltanto poco compreso o non più adatto all’uso attuale. Conservare tutto a ogni costo non è un metodo; demolire tutto per semplificare il progetto non dovrebbe esserlo a sua volta.

L’UFAM descrive l’economia circolare attraverso azioni che prolungano l’utilizzo dei prodotti e dei materiali: riparare, riutilizzare, ripristinare e progettare considerando durata e possibilità di disassemblaggio. Il riciclaggio è una parte del quadro, ma non coincide con il riuso. Da questa cornice non discende un vantaggio quantitativo automatico per qualunque scelta: il confronto deve riguardare il caso reale.

Nel progetto sull’esistente, questo significa predisporre una selezione ragionata. Quali elementi possono rimanere in opera? Quali richiedono un esame specialistico? Che cosa può essere smontato e conservato senza comprometterne l’idoneità? Recupero, deposito, preparazione e nuova posa sono attività da organizzare, non parole da aggiungere alla fine alla descrizione di un intervento.

La sequenza conta quanto il singolo intervento

Immaginiamo, come esempio generale e non come caso Bau Lütz, un edificio occupato nel quale siano ipotizzati lavori su finestre, involucro e impianto. Il confronto non dovrebbe limitarsi a tre offerte indipendenti. Serve chiarire quali condizioni ogni intervento lascia al successivo, quali verifiche devono precederlo e quali disagi sono compatibili con l’uso dell’immobile. Le alternative possono includere un percorso unitario o fasi successive, ma ciascuna deve rendere comprensibili dipendenze e punti ancora aperti.

La stessa attenzione vale per la manutenzione dopo la consegna. Dove si potrà accedere per un controllo? Quali istruzioni resteranno disponibili? Chi saprà distinguere una regolazione ordinaria da un problema da segnalare? Inserire queste domande nella progettazione significa considerare l’edificio anche dopo il momento della fotografia finale.

Due racconti di cantiere Bau Lütz mostrano aspetti circoscritti di questo rapporto con l’esistente. A Genthod, il recupero, la preparazione e la riposa delle piastrelle documentano una scelta di riutilizzo. A Meyrin, le immagini delle rimozioni interne accompagnano il racconto del rifacimento dell’abitazione. Sono testimonianze del lavoro e delle decisioni esecutive: non misurazioni di prestazione energetica né immagini di un risultato finale completo.

6. Strumenti e contributi: possibilità da verificare

Un programma di sostegno può entrare nella valutazione economica, ma non dovrebbe diventare la premessa non verificata di una decisione. Conviene distinguere la pertinenza di un’idea, la sua ammissibilità formale e l’effettiva concessione di un contributo. Anche il calendario amministrativo deve essere considerato prima di assumere impegni difficili da rivedere.

Il Programma Edifici orienta verso gli incentivi al risanamento energetico e le condizioni cantonali. La sua procedura richiama la presentazione della domanda prima dell’inizio dei lavori. Per il singolo bene, misure finanziabili, documenti e condizioni vanno verificati con il servizio competente: l’esistenza del programma non determina da sola il contributo ottenibile.

Adapt+: stato della finestra di domanda

Il programma federale Adapt+ riguarda il sostegno a provvedimenti di adattamento ai cambiamenti climatici, secondo criteri e valutazioni specifici. Non è un incentivo indistinto per ogni opera presentata come sostenibile: la relazione fra provvedimento, effetto atteso, costi e condizioni di finanziamento deve essere documentata.

Alla consultazione del 20 settembre 2026, l’UFAM indica che il termine per le domande 2026 è scaduto il 31 marzo. Nuove domande saranno possibili nel 2027; il periodo preciso non è ancora riportato nella pagina. Iscrizione al sistema, preparazione della domanda e decisione di finanziamento restano momenti diversi.

Per chi sta valutando un intervento, questi strumenti sono punti di orientamento da mettere in relazione con un progetto definito. Non sostituiscono la verifica del bene, non attestano la qualità di una proposta e non autorizzano a considerare già disponibili risorse che non sono state concesse.

7. Dall’orizzonte 2050 alla prossima decisione

Il passaggio più utile non è ridurre l’intero quadro a una lista di prodotti. È costruire un insieme di informazioni sufficienti per la decisione successiva. Un dossier iniziale può mettere a confronto stato dell’edificio, uso previsto, condizioni del luogo, vincoli noti e questioni aperte, senza fingere che tutto sia già definito.

Da lì si possono formulare alternative comparabili. Che cosa cambia se si conserva un elemento? Quali verifiche servono prima di sostituirlo? Quali lavorazioni devono essere coordinate? Che cosa potrà essere deciso soltanto dopo un approfondimento? Per ciascuna alternativa, è utile esplicitare non solo un risultato desiderato, ma anche le condizioni da cui dipende.

Una buona decisione può essere procedere, rivedere il perimetro o fermarsi in attesa di un dato necessario. La proporzione conta: non ogni domanda richiede subito un progetto completo, ma neppure ogni incertezza può essere risolta con una risposta generica. Il passo successivo deve avere un oggetto chiaro, responsabilità definite e informazioni tracciabili.

È in questo senso che il 2050 riguarda già il presente. Non come promessa di un edificio senza problemi, ma come attenzione alla durata, alla possibilità di adattamento e alla qualità delle scelte sull’esistente. Per discutere un bene o un’esigenza concreta, il punto d’ingresso professionale è il pre-studio Bau Lütz.

Fonti e data di consultazione

Fonti primarie consultate il 20 settembre 2026: UFE, edifici e Prospettive energetiche 2050+; DFAE, Agenda 2030; EnDK, revisione 2025; SvizzeraEnergia, comfort estivo; UFAM, adattamento locale, economia circolare e procedura Adapt+; Programma Edifici. Le condizioni operative dei programmi vanno ricontrollate al momento di predisporre una domanda.

 
 
 

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